Tempi e Metodi Consulenze

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Tempi e Metodi di Giorgio Andreani Riorganizzazione Processi Produttivi sono le piccole cose che, nel contesto controllato, se evidenziate e gestite correttamente, portano grandi risultati . . .

Il Taylorismo

Un piccolo contributo . . leggendo qua e là . . scritti di Maurizio Canauz

Frederick Winslow Taylor nacque nel 1856 in Pennsylvania in una famiglia agiata.

Brillante studente, inizialmente destinato agli studi presso l’università di Harvard, a causa della sua salute cagionevole, fu costretto a cercare opportunità formative alternative.

A diciotto anni nel 1874 divenne un apprendista operaio, sperimentando direttamente “sul campo” le dure condizioni delle fabbriche dell’epoca.

Con estrema determinazione riuscì ugualmente a laurearsi in ingegneria, grazie agli studi serali; i suoi interessi si concentrarono da subito sulla organizzazione aziendale.

I primi studi di una certa rilevanza, sulla riorganizzazione della produzione furono condotti presso la “Midvale Steel Company” nel 1883 e presso la “Bethlehem Steel”, impresa che dovette abbandonare nel 1901 per le cattive relazioni con il resto del corpo dirigente.

Taylor partiva dalla convinzione che fosse possibile analizzare scientificamente le azioni compiute dai singoli lavoratori per scoprire le procedure che potessero produrre il massimo output con il minimo input di energie e risorse.

In altre parole cercava concretamente di realizzare il sogno di ogni imprenditore: pochi costi, limitati investimenti e alta produzione con tutto ciò che ne consegue.

Per Taylor il primo passo era partire dalla analisi delle azioni individuali fatte dai lavoratori per scomporle nelle sue parti e riorganizzarle in modo efficiente considerando che per ogni problema esiste sempre una e una sola soluzione ottimale che può essere raggiunta solo mediante l’adozione di metodi scientifici di ricerca (teoria, ipotesi, verifica empirica su piccola scala, conferma, applicazione su larga scala).

Conseguenza di questo approccio all’organizzazione del lavoro la scomparsa del potere personale e dellarbitrio sostituiti dal metodo scientifico.

Non si doveva, infatti per Taylor, più operare secondo credenze o considerazioni arbitrarie, ma in base a un metodo scientifico.

Tale teoria una volta applicata ebbe logicamente una ricaduta su tutta l’organizzazione del lavoro.

Ogni razionalizzazione del lavoro del singolo lavoratore, infatti, comporta sempre una inevitabile trasformazione dell’intera organizzazione del lavoro.

Ma quali sono i principi che Taylor applica per rendere scientifica la sua organizzazione del lavoro?

  • Selezione di un gruppo sperimentale di lavoratori particolarmente abili;
  • Scomporre e analizzare i singoli movimenti;
  • Correggere ed eliminare i movimenti inutili;
  • Ricomporre il lavoro in base al montaggio dei singoli movimenti risultati più razionali;
  • Fissare i tempi di lavorazione in base alla somma dei tempi registrati per i singoli movimenti.

Di conseguenza propone i seguenti cambiamenti:

  • Assegnazione a ogni operaio di un compito giornaliero esattamente definito
  • Predisposizione di condizioni standardizzate e strumenti tali da consentire al lavoratore il suo compito
  • Riconoscimento di una paga alta in caso di riuscita
  • Penalizzazione progressiva in caso di insuccesso
  • Stabilire un “ufficio programmazione” per predisporre il lavoro nei minimi dettagli e occuparsi di tutte le attività non esecutive, sottraendole all’arbitrio di operai e caporeparto

Tuttavia Taylor era convinto che si potesse fare ancora meglio.

Alla base l’analisi scientifica del lavoro e scelta dell’unico modo (one way) per eseguirlo. Ma ciò non era sufficiente,

All’unico modo di lavorare si doveva, infatti, aggiungere la ricerca del soggetto che meglio può svolgere quel lavoro.

Per Taylor diventava quindi fondamentale considerare quali fossero i lavoratori che meglio si adattavano alle varie mansioni.

Non tutti i lavoratori hanno le stesse capacità e caratteristiche.

Bisogna saper individuare e scegliere il lavoratore adatto per ogni singolo lavoro.

Secondo Taylor, l’operaio ideale doveva somigliare a Schmidt, l’operaio “scientificamente” selezionato da Taylor in un gruppo di 74 individui candidati per trasportare ghisa. Schmidt rappresenta il lavoratore ideale per l’azienda taylorista proprio in quanto “tonto”, pieno di “spirito di sacrificio”, “non molto aperto di mente”.

Ciò che rende tanta “ottusità” così irresistibile, è legata al fatto che i lavoratori più “sciocchi” “obbediscono sempre”.

A ciò va aggiunto un ulteriore pregio di Schmidt: aver accettato, in cambio di un aumento di stipendio del 60%, un aumento di lavoro di quasi il 400%.

Schmidt, infatti, si era prestato a trasportare 47,5 tonnellate di ghisa – al posto delle 12,5 divenute abituali – a fronte di aumento di stipendio del 60%.

Lavoratori come Schmidt sono “perfetti” in quanto acconsentono a scambi ineguali del genere senza opporre alcuna resistenza, consentendo all’azienda di aumentare in modo esponenziale i propri profitti.

Le teorie di Taylor vengono espresse in alcuni passi in modo quasi brutale.

“Osserviamo che uno dei requisiti essenziali per un individuo idoneo a eseguire come normale occupazione il trasporto della ghisa, è quello di essere così sciocco e paziente, da ricordare come forma mentis più di ogni altro tipo di persona, la specie bovina.”

Uomini quindi ideali se assomigliano a buoi.

In realtà non sempre Taylor si dimostrò così “brutale”, soprattutto in quanto pensava che il suo metodo potesse risolvere qualsiasi conflitto fra capitale e lavoro configurandosi in un “patto reciproco”. La scientificità del metodo applicato rendeva oggettivo il rapporto tra datore di lavoro e lavoratore escludendo qualsiasi ostilità.

Scrive a tale proposito Taylor:

“La massima prosperità può esistere solo come risultato della massima produttività possibile degli uomini e delle macchine della fabbrica, vale a dire quando ciascun uomo e ciascuna macchina produce al massimo delle sue possibilità, perché solo nel caso in cui i vostri uomini e le vostre macchine producano più lavoro di tutti gli altri intorno a voi, la concorrenza non vi obbligherà a pagare ai vostri lavoratori salari più alti di quelli pagati dal vostro concorrente”.

Di fatto, benché inaspettata da Taylor, l’opposizione sindacale al taylorismo si manifestò abbastanza rapidamente.

Tra le più rilevanti quella del 1911 nell’arsenale di Watertown con uno sciopero che portò Taylor di fronte ad una Corte Federale a rispondere degli effetti dello “scientific management”.

Comunque sia, per quanto contrastato e criticato, il metodo proposto da Taylor iniziò a diffondersi nelle nascenti imprese industriali.

Un mio piccolo contributo . . . leggendo qua e là . . . scritti di Maurizio Canauz

    Giorgio Andreani

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